SORSEGGIA UN CAFFÈ

LUIGI BOCCIA - Fotografo di cibo

HOMEBREWING. CE L'AVEVO QUASI FATTA

HOMEBREWING. CE L'AVEVO (QUASI) FATTA!

Quanti di voi avranno pensato almeno una volta nella vita: "Voglio provare a fare la birra in casa!" Ma soprattutto quanti di voi sono arrivati al passaggio successivo che è quello di arrivare a produrla davvero! Ecco, io faccio parte dell'ultima categoria dove la piccola produzione di birra artigianale era diventata uno stile di vita. Per carità nulla di così serio per me, facevo qualche bottiglia per amici e parenti con risultati altalenanti di cotta in cotta…ma partiamo dal principio. Tutto è nato (come credo per molti) dal moltiplicarsi in modo esponenziale dei micro birrifici che popolano gli street food; essendo un amante della birra già nei periodi in cui per il consumatore medio esisteva soltanto "la bionda e la rossa" e scrivendo per il mio blog Diario di Brodo, non mi limitavo semplicemente ad assaggiare ma spesso e volentieri chiedevo loro di raccontarmi gli stili, le differenze, passando poi a documentarmi anche sui forum on line dedicati a questo affascinante mondo. Ovviamente il primo passo concreto è stato quello di acquistare il kit base da mastro birraio di casa! Ecco…se tornassi indietro non farei più un acquisto così ma partirei direttamente con qualcosa di più professionale, perché questa scelta ha influito molto sul mezzo fallimento della mia avventura…ma ne parlerò dopo.

Un homebrewer che si rispetti deve conoscere bene le materie prime o almeno capire di cosa sta trattando e cosa andrà a mettere nel proprio tino casalingo. E quindi sono partito alla volta di un viaggio fatto di malti, lieviti dai nomi difficilissimi, tipologie di luppolo amaricanti e non, ingredienti extra per birre speciali…per non parlare di tutte le attrezzature fuori kit: termometri, filtri a calza, pastiglie disinfettanti…un delirio! Non vi nascondo che all'arrivo del primo pacco con tutto il necessario per partire, ero a cavallo tra euforia e pentimento, perché sarebbe stata la mia prima birra…o forse no! Ah, una cosa importante: io ho sempre realizzato le mie birre partendo dalla cottura del malto senza mai usare le miscele preparate che sono ovviamente più semplici perché già dosate con ricette specifiche dalla ditta, ci tengo a sottolinearlo in quanto ho scelto sin da subito la strada più difficile che però mi ha divertito di più, imparando a conoscere meglio le materie prime.

La prima cotta è stata forse la migliore di tutte quelle fatte durante la mia carriera da birraio casereccio, una bella rossa doppio malto che avevo battezzato proprio "La Rossa", con tanto di etichetta dedicata. Le etichette sono un altro dei miei orgogli, alcuni amici hanno fatto anche la collezione delle bottiglie vuote con le diverse etichette: La prima appunto è stata "La Rossa" con il volto di una donna dai lunghi capelli rossi, la seconda è stata "La Sorso", color verde con un fiore di luppolo per una Saison agrumata, poi è arrivata la Natalia che con la sua donna d'altri tempi sull'etichetta ha impreziosito una Noel con fichi neri e Marsala, è stata poi la volta di "Bis Boccia", un semplice ma efficace gioco di parole insieme al mio cognome e infine la "Tèn Zero" sempre con una figura femminile in stile giapponese per rappresentare una ricetta fatta con Tè nero e zenzero.

Scritte così possono sembrare una vera e propria collezione di ricette fantastiche…ma non tutte sono riuscite al meglio. Il problema principale parlando con i VERI PROFESSIONISTI del settore sono state proprio le attrezzature basiche: piccoli contenitori in plastica, cotture dei malti su fornelli casalinghi, sterilizzazioni insufficienti nonostante l'impegno e temperature altalenanti sia durante la cotta che nel periodo di fermentazione. Tutto questo ha fatto si che il prodotto finale risultasse magari gradevole al gusto ma a volte privo di schiuma, altre con guizzi improvvisi all'apertura della bottiglia, altre ancora completamente lisce. La Ten Zero è stata la mia ultima ricetta, avevo in programma ancora una scura affumicata che però non vedrà mai la luce perché oltre al poco tempo da poter dedicare, ho capito che come in tutti i settori bisogna investire in attrezzature, studiare tanto e non improvvisarsi.

Sono contento però del mio piccolo percorso in questo affascinante mondo che mi ha permesso di apprezzare ancora di più le birre e conoscere un po' meglio le materie prime che le caratterizzano.